Saluto Luna – Associazione Culturale Yoga

Oggi è una bella giornata…

yoga

Il termine Yoga, sotto il quale troviamo tutte le tecniche fisiche, mentali e spirituali, proviene dalla radice sanscrita – yuj – che significa aggiogare, unire, legare insieme.

Yoga è stato quindi interpretato in modo figurativo proprio come l’atto di aggiogare, di attaccare i cavalli al giogo. Ossia, mediante il “giogo” della disciplina Yoga si possono gestire i sensi che sono continuamente stimolati, affinchè la mente possa essere governata in modo meno dispersivo, canalizzando le energie corporee, attraverso l’ascolto e la consapevolezza di sé.

Lo Yoga ci consente di unire, nel qui ed ora della pratica, il corpo, le emozioni, la mente attraverso la gestione del respiro, le asana, i mudra, le pratiche di pranayama, i mantra e le meditazioni.

Il respiro nella cultura yogica, è qualcosa di più dell’aria che entra ed esce dalle nostre narici, veicolando ossigeno e anidride carbonica; il Respiro è Soffio Vitale, è elemento primordiale, presente in tutte le forme esistenti, siano esse animate o inanimate del cosmo. Il respiro, è Prana, è Energia Vitale che si rinnova ad ogni atto respiratorio, poiché ad ogni respiro si lascia qualcosa di sè all’universo e dall’universo qualcosa entra nel nostro corpo. Un’interrelazione che sempre avviene anche quando non ci pensiamo, e che la costante consapevolezza di quanto avviene nella pratica evidenzia, mettendoci in connessione con i ritmi della natura, biologicamente inscritti nelle nostre cellule. Per questo Yoga è anche “connessione”, “unione” del microcosmo individuale con il macrocosmo universale, connotazioni in termini spirituali che il celebre poema mistico indiano, la Bhagavad-Gita, (II sec. a C.) ha ben descritto.

La connessione che la pratica yoga consente con l’integrazione di sè, è la connessione che si attiva nell’essere presenti a ciò che si sta praticando: quando si muove il corpo in certo modo, quando si respira in un certo modo, quando si rilascia un muscolo e si entra nel rilassamento, senza perdere mai di vista il particolare con il tutto.

La caratteristica principale dello Yoga, la sua qualità intrinseca è la malleabilità. La sua sopravvivenza nei millenni è data proprio alla possibilità che ha di potersi adattare a diverse situazioni. Per questo lo Yoga può essere praticato da tutti, indipendentemente dall’età, classe sociale, epoca, o religione di appartenenza; proprio perché può essere adattato alle esigenze del contesto in cui viene calato.

La proposta Yoga per un gruppo di adulti sarà certamente molto diversa da quella per un gruppo di persone anziane o per un gruppo di adolescenti, o per i bambini. Lo Yoga può permettere ai bambini di “giocare” con il proprio corpo e il respiro, canalizzando condotte consone allo sviluppo psicofisico e mentale in atto. Mentre gli adolescenti hanno bisogno di potenziare le loro possibilità corporee e di conoscerle, di esplorarle, di coltivare fiducia nei cambiamenti, che a partire dai loro corpi manifestano radicali sconvolgimenti in quella fase della vita. Gli adulti in genere hanno bisogno di decondizionarsi da ritmi che non gli appartengono, di combattere lo stress, di trovare ambiti di rilassamento dove potersi rigenerare per affrontare meglio l’esistente. Gli anziani generalmente hanno bisogno di affrontare con dignità, autonomia e serenità l’affacciarsi al tramonto della vita, cercando di mantenere al meglio ciò che c’è. Pertanto, la cura di sé che lo Yoga può offrire a tutti, consente di mantenere oliate le articolazioni e la colonna vertebrale, di tonificare la muscolatura, di mantenere ventilati i polmoni, di sostenere il cuore, di allenare la mente, di sentirsi partecipi, di sostenere ed alimentare l’autostima, la fiducia in se stessi e nella vita.

La dimensione corporea, viene considerata dalla filosofia Yoga, l’ambito materiale dello strumento che ci permetterà di realizzare il disegno per il quale siamo venuti al mondo. Il corpo dunque è lo strumento, e in quanto tale va curato ed amato, ma dal quale è necessario anche distanziarsi, trascenderlo e lasciarsi trasportare da quel fluire sottile che la coscienza ordinaria non può contattare, radicata com’è nell’oggettività del mondo.

Sospendere questa relazione con l’oggettività del mondo, raccoglierci nel Respiro che veicola il nostro piccolo Essere con il grande Universo nel quale siamo immersi, e lì stare, è un’esperienza straordinaria che ci consentirà di esplorare quell’Unità di cui non abbiamo ancora Coscienza, e che ci farà evolvere nel nostro cammino, transitando dall’Esistente all’Essenza del nostro Essere.

Un evoluzione che non si realizza a tavolino leggendo libri di yoga, sebbene essi possono aiutarci a comprendere meglio l’esperienza del nostro praticare. L’evoluzione della nostra coscienza da ordinaria a sottile si realizza solo e unicamente attraverso l’impegno costante della pratica

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dall’altrove del quotidiano al Tutto

Nello scorrere del nostro quotidiano; tra ritmi folli e preoccupazioni, tra ansie da prestazione e paure di perdere ciò che abbiamo, tra le angosce alimentate dall’inquietudine per come va il mondo, che genera instabilità ai passi del nostro andare; restiamo intrappolati in questo sguardo che amplifica le paure, e spesso genera impossibilità di guardare altrove. Predisporci ad un altrove è un gesto che connota intenzionalità di ricerca, sorretto da desiderio di superamento della situazione in cui ci si trova. Un gesto che richiede consapevolezza, e non evasione dal contesto, accoglienza dello stato nelle cose e non rifiuto di esse.

Elemento fondante del Tantra yoga è racchiuso in quella massima che gli antichi Maestri tantrici ci hanno fatto pervenire: “tutto quello che è qui è altrove, e tutto quello che non è qui non è da nessuna parte” che immortala l’istante presente in cui la vita si manifesta e continuamente si rinnova. Questo stravolge i nostri concetti usuali dato che afferma che la vita è presente ovunque nel cosmo, e che l’universo stesso è vivente. La fisica moderna, attraverso le sue ricerche e sperimentazioni è giunta ad ammetterlo anch’essa. Carco Rovelli, in – Sette brevi lezioni di fisica – sintetizza: “ Una manciata di particelle elementari, che vibrano e fluttuano in continuazione tra l’esistere e il non esistere, pullulano nello spazio anche quando sembra che non ci sia nulla, si combinano assieme all’infinito come le venti lettere dell’alfabeto cosmico per raccontare l’immensa storia delle galassie, delle stelle innumerevoli, dei raggi cosmici, della luce del sole, delle montagne, dei boschi, dei campi di grano, dei sorrisi dei ragazzi alle feste, e del cielo nero e stellato della notte.” Ilya Prigogine, premio nobel 1977, afferma: “Ecco il cuore stesso del mio messaggio. La materia non è inerte. Essa è vivente ed attiva. La vita cambia perpetuamente per adattarsi alle condizioni di non equilibrio. Con la scomparsa di un universo votato al determinismo, noi possiamo sentirci padroni del nostro destino per il meglio come per il peggio”. Andrè Van Lysaberth, colui che ha introdotto lo yoga in Europa, afferma: “..la visione del tantra non invoca l’intervento di qualsivoglia principio trascendente. La vita, la coscienza, la mente sono, secondo il Tantra, aspetti diversi della medesima energia cosmica, più o meno sottili, ma tutti altrettanto concreti, altrettanto materiali della gravità o dell’elettromagnetismo.” La vita universale, unica, si suddivide in innumerevoli piani di esistenza e di coscienza. La vita è un processo continuo, senza soluzione di continuità né chiusure tra tutte le forme di vita. Così, come parte del Tutto, noi partecipiamo al Tutto. Al continuum dell’energia cosmica corrisponde quello della vita, ed i due sono indissolubili. Per il Tantra, l’universo è Coscienza ed Energia insieme.

Questo concetto cosmo-coscienza-energia, viene simboleggiato dalla coppia Shiva-Shakti, che rappresenta le qualità dell’energia maschile e dell’energia femminile. Shiva-Shakti è la forza del cambiamento della vita. Il maschile ha bisogno di comprendere il femminile, poiché può agire solo nel momento in cui può penetrare la forza creatrice del femminile. Il femminile d’altro canto ha bisogno di accogliere l’energia maschile affinché il suo potenziale creativo possa esprimersi. E’ questo incontro il generatore della vita in tutte le sue modulazioni. Per il Tantra la creazione non è un atto unico che si produce in un sol colpo dall’inizio dei tempi, ma è un processo permanente. La creazione è qui ed ora. L’energia creatrice è realmente presente ovunque nel cosmo, quindi nel corpo, nel cervello, nelle cellule. Le forze cosmiche che fanno evolvere la vita secondo le mutevoli circostanze locali, sono presenti anche qui, e noi non ne siamo distinti. Ad ogni istante della nostra vita una forza misteriosa crea il nostro corpo, lo modella, lo modifica, ed è la stessa forza creatrice che ha creato l’universo, che è presente nel fluire cosmico. Una concezione del corpo-tempio che il Tantra ci ha fatto pervenire dalla notte dei tempi, e che ci fa comprendere il tutto a partire da ciò che è dentro di noi, giacché, se non è lì non è in nessun altro luogo. Molti secoli e secoli dopo, la scienza ci dice che “nell’ontogenesi è inscritta la filogenesi”. Il Tantra è di fatto la più antica visione della vita e la più moderna. Fritjof Capra in – Il Tao della fisica- porta un suo contributo “Il Tantra, la cui radice sanscrita significa tessere, allude all’intreccio e all’interdipendenza di tutte le cose e di tutti gli eventi. Questo intreccio comprende sempre l’osservatore umano e la sua coscienza, e ciò è vero anche nella fisica atomica. A livello atomico gli “oggetti” possono essere compresi solo in termini di interazione tra i processi di preparazione e di misurazione. L’ultimo anello di questa catena di processi si trova sempre nella coscienza dell’osservatore umano”. L’osservatore, sia esso scienziato, fisico, filosofo o praticante di yoga in quale modo osserva? Qual è la qualità del suo sguardo? E’ sufficientemente libero e aperto da accogliere ciò che di nuovo si affaccia all’orizzonte della coscienza oppure è un occhio della mente stratificato da pregiudizi e da essi condizionato? E’ uno sguardo attaccato a dei parametri di misura che gli sono congeniali, oppure è uno sguardo che accoglie senza paure e resistenze ciò che si delinea davanti a se? Il Tantra ci chiede di stare nelle cose del mondo, di attraversarle e farsi attraversare dall’esperienza dei sensi, di prendere consapevolezza di questo essere nelle cose, di fluire all’unisono con loro. Perciò il suo messaggio non è ascetico, non ci chiede di stare sul cocuzzolo della montagna in stato contemplativo e di ignorare la quotidianità materiale. Il Tantra ci chiede il non attaccamento alle cose, poiché l’attaccamento ci ancora a qualcosa, ci fa stare fermi mentre tutto fluisce continuamente dentro e fuori di noi.

È a partire dall’essere nel tutto, che possiamo partecipare alla quotidianità fluttuando in una spazialità alla quale l’incoscienza non ci consente di approdare, e che la pratica del Tantra yoga ci può far percepire, a partire dal respiro. Esso è qualcosa di più dell’aria che entra ed esce dalle nostre narici, veicolando ossigeno e anidride carbonica. Il respiro è l’azione che consente di veicolare prana, l’energia vitale, il soffio della vita che si e ci rinnova ad ogni atto respiratorio. Ad ogni respiro si lascia qualcosa di sé all’universo e qualcosa dall’universo entra nel nostro corpo. Un’interrelazione che sempre avviene anche quando non ci pensiamo, e che la costante consapevolezza di quanto avviene nel qui ed ora della pratica mette in evidenza, ri-connettendoci con i ritmi della natura, biologicamente inscritti nelle nostre cellule. Quando respiriamo male per esempio, e chi può non farlo sotto la morsa dell’ansia e dello stress?, non abbiamo bisogno di apprendere cose nuove per respirare meglio. Ciò che è necessario attivare è la consapevolezza di quanto ostacola il respiro, e di come lo fa impedendone l’espressione salutare. Si ha dunque bisogno di liberare il respiro dagli impedimenti, di svuotarlo dai condizionamenti siano essi fisici psichici o mentali, per ripristinare la sua espressione naturale. Ossia passare dallo stato di inconsapevolezza a quello di consapevolezza di sé. Lo stato di inconsapevolezza, è caratterizzato da una percezione superficiale e inesatta della realtà.

Essa è il risultato di stratificazioni di azioni inconsapevoli, di giudizi e reazioni accumulate per anni e anni in modo meccanico, scontato, che hanno prodotto un atteggiamento inconscio sempre più dipendente dalle abitudini, generando oggi una risposta ad un evento con una reazione di ieri. Tutto ciò va a creare una sorta di incrostazioni, che ricoprono la mente come stendessero una patina oscura sulla coscienza, rendendo nascosta la nostra possibilità di raggiungere il centro incontaminato di noi stessi: il sé. Il fraintendimento dello stato di inconsapevolezza è connesso alla mente egoica, caratterizzata da un continuo e costante turbinio, che non permette di fermarsi né di stare sulle cose. La mente egoica rende difficile l’interiorizzazione, e il suo moto vorticoso, il continuo saltare di palo in frasca senza possibilità di fermarsi, genera un continuo andare per il mondo separati da se stessi, in quanto la nostra natura viene continuamente scissa dal sé per opera dell’io. L’azione di frammentazione e disseminazione determinata dalla mente egoica che separa e divide per possedere le cose, la natura come le persone, piegandole al suo dominio imperante che sempre vuole senza porre limite né rispetto, è generatore di grande sofferenza nel mondo.

Gli antichi Maestri del tantra ci hanno lasciato in eredità una rappresentazione del fluire energetico, chiamato sistema pranico, che ora vedremo in modo molto sintetico. Il termine chakra significa ruota, centro. I chakra principali sono sette, e questi centri costituiscono i punti più importanti in cui confluiscono il maggior numero di nadi (canali energetici) nel nostro corpo. Dal punto di vista fisiologico, la tessitura di questa rete di canali è analoga al sistema nervoso che si dirama attraverso la colonna vertebrale, mettendo in comunicazione il cervello con il resto del corpo e viceversa. Il sistema nervoso centrale è collegato con quello periferico da 31 nervi spinali e 12 nervi cranici, che sono sia sensoriali che motori. I nervi vengono denominati nadi, ma nel Tantra hanno un significato molto più ampio rispetto a quello dato dalla scienza medica tradizionale che contempla solamente l’azione fisica, sebbene ultimamente, a onor del vero anche la scienza medica sta aprendo i battenti ad una comprensione più ampia ed integrata del funzionamento umano. Pertanto queste nadi, nel Tantra, esprimono sia l’aspetto fisico che energetico, in quanto alimentano e sostengono le funzionalità dei chakra, essendo dei veicoli di prana, energia vitale. Le nadi sono numerosissime e convergono sostanzialmente in tre canali principali: Ida, che raccoglie l’energia proveniente dal lato sinistro, identificata come energia femminile, che si riconosce essere energia sensitiva, intuitiva, lunare; Pingala, che raccoglie l’energia proveniente dal lato destro, identificata come energia maschile, che si riconosce in energia solare, dell’azione e del fare; Ida e Pingala convergono in Sushumna, il canale centrale, dove sono collocati i centri psicofisici o chakra. Gli antichi Maestri avevano osservato come lo spostamento dell’energia del prana attraverso le nadi nei vari chakra producesse differenti stati psichici. Attraverso il loro paziente e costante lavoro di studio e pratica yoga, pervennero a collegare i cambiamenti osservati ai cinque elementi presenti in natura: terra, acqua, fuoco, aria, etere. Gli elementi entrano ed escono continuamente dal nostro corpo attraverso il respiro e l’alimentazione, i chakra costituiscono dei campi d’azione per ciascuno di questi elementi. Ogni chakra si delinea per determinate sue caratteristiche e qualità, rappresenta un aspetto della coscienza, vibra con una particolare frequenza, ed è connesso al sistema delle ghiandole endocrine del corpo. Posizionati nella grande Sushumna i sette chakra sono: Muladara, alla base della colonna vertebrale, si caratterizza per l’elemento della terra, rappresenta “io posso” dal punto di vista psicologico. Svadistana, appena sopra il pube, si caratterizza per l’elemento dell’acqua, rappresenta “io desidero”. Manipura, zona ombelicale, si caratterizza per l’elemento fuoco, rappresenta “io sono”. Anahata, zona del cuore, si caratterizza per l’elemento dell’aria, rappresenta l’amore, l’accoglienza, l’accettazione sia individuale che universale. Vishudda, è collocato nella zona della gola, si caratterizza per l’elemento dell’etere, rappresenta la creatività, la comunicazione. Ajna, è posizionato nello spazio tra le sopraciglia, non è legato a nessun elemento, e raccoglie l’energia che proviene dal lato sinistro e dal lato destro unificandole, rappresenta il superamento delle dualità e dunque l’accesso alla visione che integra l’esperienza con l’essenza della vita. Sahasrara, alla sommità del capo, è il luogo in cui si consegue l’unione cosmica, l’unione con l’assoluto sperimentato nei profondi stati meditativi. L’energia di un chakra fluisce dall’uno all’altro incessantemente, pertanto uno squilibrio di un determinato centro diffonderà un eco di sofferenza anche ad altri livelli. Come pure un ripristino dell’equilibrio di un determinato chakra diffonderà un’onda di benessere sull’intero sistema.

Se ci soffermiamo un attimo e consideriamo il messaggio di non attaccamento che il Tantra ci ha lasciato in eredità, per poter stare nel flusso continuo dell’essenza della vita, che continuamente scorre nelle nostre vene come in quelle dell’universo, ci rendiamo conto di quanti ostacoli sia costellata la nostra esistenza. Il Tantra ci dice che la mente egoica oscura la percezione profonda del sé attraverso quattro ramificazioni o atteggiamenti.Una signora ramificazione è data dalla paura; essa congela, blocca, inibisce, immobilizza, e quando va bene frena soltanto. Un’altra ramificazione è data dall’attaccamento, alle cose ai pensieri alle persone, agli affetti, agli aspetti materiali come a quelli immateriali. Un atteggiamento che spesso si accompagna al gesto dell’accumulare proprio per non lasciare andare, per trattenere e non fluire. Abbiamo la ramificazione dell”io ho sempre ragione”, espressione di un ego rigonfio, che non sente e non vede, preso com’è da quell’immagine forzata di sé che imprigiona se stesso.

E infine abbiamo la ramificazione dell’avversione e della repulsione verso la sofferenza di per sé e verso chi la provoca evocandone il vissuto. Quindi la nostra quotidianità sarebbe continuamente bersagliata dagli artigli di avidia (lo stato di inconsapevolezza), che in modo più o meno forzato, con sfumature diversificate a secondo dei soggetti e delle situazioni, frena il fluire energetico andando a creare continue densità. Perciò, la pratica del Tantra yoga ci chiede innanzitutto di fare pulizia, cioè di partire da azioni di purificazione, per liberare i canali energetici e ripristinare una profondità respiratoria. Praticare Tantra yoga è come immergersi nell’acqua, ci rigenera e ci restituisce alla memoria di quello che siamo nella nostra natura più profonda. In quell’immersione ritroviamo ciò che di noi viene soffocato dal ritmo quotidiano, e la pratica ci permette di “vederlo” di riconoscerlo, di dargli modo di esprimersi. E’ necessaria un’azione vigile e attenta della comunicazione che si viene a creare tra lo stimolo dato nel qui ed ora della pratica e la risposta del nostro corpo nel preciso contesto, accompagnata dall’amorevolezza. La consapevolezza dell’esperienza vissuta nella pratica porta all’espansione della coscienza, e ciò restituisce senso di sazietà e di completamento di sé. La gioia del sentirsi nella propria integrità è la migliore cura al disagio e al malessere dei giorni nostri. Tutti noi possiamo accedere alla cura di quel tempio che è il nostro corpo. Trovarci insieme nella pratica ne agevolerà l’accesso.

Om Shanti

Antal

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